
E che me lo veniate a dire che non è doloroso.
E' come l'ultimo giorno di liceo, in cui sai che stai diventando grande, in cui realizzi che si sono aperte le porte del mondo degli aduli e che non hai più scuse, in cui stai per affrontare la tua ultima luuunga estate e in cui, per un attimo, quel gavettone arrivato da quel cancello di Viale Campania, in un giorno di sole di metà agosto di 12 anni fa, diventa, nei tuoi ricordi, una foto sbiadita.
Una foto, un ricordo.
E nel momento in cui fermi il presente per farlo diventare un ricordo, è ormai passato.
Questa sera ho fatto così: ho annusato quel sapore di palestra malsana, ho strizzato gli occhi verso quella luce di neon statale e ho seduto ancora una volta su quei gradini che per 11 anni mi hanno visto fumare sigarette, versare lacrime, fare chiacchiere futili o confessioni pantagrueliche, infamare l'allenatore e diventare palcoscenico di coming out generazionali.
11 anni fa ancora studiavo architettura (chissà cosa mi aveva preso!) e avevo smesso di giocare in una di quelle squadre famose in cui, dopo la partita appena disputata, la lavanderia della società si occupava delle giocatrici, lavando e stirando le divise. In una di quelle squadre immerse nel verde, che si allenano sul parquet e in cui la luce proviene da Dio, non dall'Enel.
In una di quelle squadre in cui, parrà difficile crederlo, io ero pure una delle punte di diamante e sono arrivata a toccare la panchina della serie C. Che, credetelo!, in Lombardia, in quegli anni, non era per nulla male, per avere 17 anni...
Bene, mi ero appena liberata dal fardello dei 4 allenamenti a settimana e la mia amica storica (sempre rimbalzata da una squadra all'altra per incomprensioni coi vari allenatori...) mi propone di andare a giocare nella squadra "easy" dove stava iniziando ad allenarsi lei da poco.
Ricorderò sempre il mio primo pensiero. Il primo imbarazzante flash che ha balenato nella mia insana mente di adolescente instabile. Pensai: " Non sarò mai all'altezza". "Una squadra di milano? per me? Per me, giovane ragazza di provincia? chissà come saranno brave le ragazze di città...".
Da allora sono passati 11 anni, li ho pettinati questi anni e ho pettinato anche le mie svariate compagne di palestra di questi undici anni di Nuanda.
E dopo oggi, ecco cos'è per me il Nuanda:
- è la squadra che pensavo irraggiungibile. Poi vidi un centrale meraviglioso (A.D.F.) esibirsi in un virtuoso pugnetto al contarrio, spalle alla rete. era titolare. capii subito di essere all'altezza.
- è uno scaldamani rosso. Un oggetto matto che, così come il sacchetto del ghiaccio istantaneo una volta "rotto" produce freddone, così il cuore rosso produceva calore. Era un oggetto recuperato in qualche fiera di prodotti medici (in cui ai tempi ci si esibiva spesso, noi giovani studentesse squattrinate). Chiara ed Elena lo recuperarono per la mia nonna, che spesso aveva freddo alle estrmità delle mani.
- è l'eterna lotta fra Zazie e Tina. E direi che ha vinto Zazie. Ma la Tina ha
questo.- è che io sono un fuorimano. E non una mano, non un centrale. Un fuoriMano. Chiaro?
- è il coming out esibito con una foto sul telefonino.
- è un coming out non riuscito una sera in un locale vicino a casa.
- Sono le telefonate della mamma quando facevamo tardi, dopo una partita. La mamma di Chiara chiedeva come stava, la mia sbraitava.
- sono le cene al Tempio, i balletti Gioca à Jouer e le "pata in due".
- i meravigliosi pranzi da sandra. Guai a voi se non mi inviterete ancora.
- sono i cori: "Non è una gomma, non è una caramella, ma allora che cos'è? GISELLA!".
- è il passaggio in seconda divisione.
- è lo striscione della mia chiara. DA NUANDA CALA LA MUTANDA CHE POI CI SI SPACCA IN LOCANDA.
- Sono i pipponi della francy scontenta.
- sono gli "scusa" della Gise.
- Sono gli scores di GianFly.
- Sono gli stivali della P. T., esibiti sempre in una scatola di pasticcini. E noi, golosone, ad ogni allenamento a credere che si festeggiasse qualcosa. Paola dei miei stivali.
- Era la Paola Rockets. In The Pectore.
- Era la Luisa aka Sergio.
- è l'aver conosciuto la Michi, che ora non conosco più.
- sono i tiri di sigaretta consumata dalla elena.
- è l'orgoglio di Piazza Napoli.
- E' che L'elisa abita in un'edicola, in piazza carbonari.
- E' L'Ilaria che esulta e cresce un povero ragazzo a pane, power rangers e nuanda.
- Sono le manone della Iris, sacripante.
- Sono L'Eliana che sclera con l'irisona a basket. E io so chi avrebbe vinto.
- è la pazienza della Gise nei confronti della mia ipocondria.
- Sono gli occhi supplicanti della Silvia quando attacco con qualche prognosi...
- E' l'abbronzatura della Silvia.
- è il sangue che mi esce da un'unghia e io svengo e poi urlo e poi piango.
- E sono i cinema che facevo ogni volta che cadevo.
- è la rissa col Torricelli.
- è l'alessia che va avanti a parlare anche quando si dice "Basta parlare, ora!".
- é la miriam che mi motiva.
- è Bibione e la corsa al posto in camera da letto.
- è la laurea a Padova di una in mutande.
- è la laurea cum laude di uno che non sa il francese. ah no.
- sono le nostre feste di laurea. ed i regali di laurea che ancora sfoggio fiera al collo. (La eliana un po' meno)
- sono le anteprime delle puntate di beautiful dei prossimi 7 anni.
- sono i baci di dama di compleanno di Claudia. Che, ahimè, cade una volta sola all'anno.
- è la zaraminchia e la zaramerda e lo zarabeo.
- la camy, come la detentrice delle chiavi del castello.
- l'oroscopo di Vanity e le canottiere Rosa che la Ely non poteva vedermi addosso.
- il numero 15 che ho scelto 22 anni fa, perchè lo portava Mila e io ero una sfigata.
- le mie prime Asics e le mie ultime Asics.
- la pulizia della palestra dopo le partite del giovedì.
- le partite di domenica mattina e il ritiro delle coppe di domenica mattina. A monza con l'eliana che incredibilmente era sveglia. E non solo: voleva pure parlare.
- Il Dado che non arriva mai e il saluto di rito ad ogni fidanzato.
- La cattedratica Michela e la spiegazione dei punteggi: 3 punti se vinci, 2 se perdi, uno se pareggi.
- Sono i mutandoni della Bagale. Lei ed i suoi mutandoni contenitivi.
Il Nuanda è mille cose per me. 11 anni della mia vita, 22 anni di pallavolo e infinite ore ad ascoltare le mie debolezze e a dare spazio ai miei sogni.
Grazie ragazze. Sono andata via, questa sera, perchè sennò inondavo la palestra.
Non potete immaginare quanto questa cosa sconvolga la mia vita: è uno spartiacque.
E voi ne siete, parte, come sempre.
E spero lo sarete per sempre.
I believe, i gianfly.